BIOLOGIA DELLE EMOZIONI

Conoscere come funziona il cervello

per capire perché soffriamo

Dove nascono le emozioni?
Come fare per gestire le sofferenze emotive?
Si può intervenire sulla genesi
di emozioni e pensieri intrusivi?
A LEZIONE DI NEUROSCIENZE!

Emozioni, pensieri, sensazioni e comportamenti non nascono per caso.

Il cervello li produce attraverso processi, sequenze e automatismi che utilizzano anche informazioni e istruzioni presenti nelle nostre memorie.

Conoscerne il funzionamento significa imparare a riconoscere ciò che il cervello fa automaticamente e acquisire strumenti per gestirlo con maggiore consapevolezza.

Chi sono

Ho conseguito la laurea in Biologia all’Università di Pavia presso la quale sono stato professore a contratto, con nomina del Senato Accademico e assegnazione di due Cattedre di docenza.

Durante la permanenza presso lo storico Ateneo pavese ho sviluppato un interesse sempre maggiore per lo studio del cervello e ho avuto la fortuna di prendere parte a numerosi progetti di ricerca orientati a comprendere il funzionamento del sistema cognitivo, le caratteristiche delle reti concettuali e le modalità di costruzione delle rappresentazioni mentali della realtà.

Oggi lavoro come libero professionista nell’ambito della formazione e della divulgazione biologica e neuroscientifica. Nei percorsi formativi che propongo insegno come funziona il cervello, quale ruolo svolgono le memorie e le informazioni in esse contenute e quali processi e sequenze vengono utilizzati automaticamente nella produzione di emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti.

L’obiettivo è fornire conoscenze e strumenti che permettano di riconoscere questi automatismi, comprenderne il funzionamento e imparare a gestire con maggiore consapevolezza ciò che il cervello ci propone, anche quando può diventare fonte di sofferenza nella vita quotidiana.

Divulgazione, conferenze e pubblicazioni

Nel corso degli anni sono stato invitato come ospite e divulgatore in programmi televisivi, trasmissioni radiofoniche e interviste su quotidiani e testate online, per parlare di neuroscienze, comportamento umano e del Modello di funzionamento del cervello che ho elaborato attraverso i miei studi. (link).

Sono relatore in conferenze dedicate alle Neuroscienze e all’Etologia Umana, alcune delle quali hanno ricevuto il patrocinio del Comune di Milano e della Regione Lombardia.

Ho inoltre partecipato, in collaborazione con i consolati di diversi Paesi del Sud America, a conferenze dedicate alla violenza sulle donne e ai disagi all’interno della famiglia e ho ricevuto, dalle mani della professoressa Maria Rita Parsi, il Premio Montecarlo per l’impegno nell’ambito sociale.

Sono autore del libro “Il linguaggio segreto delle emozioni”, pubblicato da Sperling & Kupfer, nel quale racconto in modo divulgativo alcuni dei principali meccanismi di funzionamento del cervello coinvolti nelle emozioni, nei pensieri, nelle scelte e nei comportamenti. (link)

Ho realizzato inoltre audiolibri e altri contenuti divulgativi dedicati alle neuroscienze e al comportamento umano.

Nel 2020 sono stato presidente dell’Accademia delle Neuroscienze, associazione senza scopo di lucro nata con finalità di divulgazione e formazione.

Cosa posso condividere con te

Durante la nostra vita il cervello produce continuamente sensazioni, emozioni, pensieri, desideri, pulsioni e comportamenti. Molti di questi elementi compaiono senza che siamo noi a decidere consapevolmente di generarli.

Possiamo sapere che non c’è motivo di avere paura e sentire comunque paura. Possiamo sapere di non aver fatto nulla di male e sentirci ugualmente in colpa. Possiamo non voler pensare a qualcosa e ritrovarci quel pensiero continuamente nella mente. Oppure possiamo sentirci spinti verso comportamenti che, razionalmente, sappiamo non essere utili per noi.

Perché succede?

Perché il cervello non utilizza soltanto ciò che sappiamo e pensiamo consapevolmente.

Nel suo funzionamento entrano in gioco anche informazioni, associazioni e istruzioni presenti nelle memorie, costruite attraverso le esperienze che abbiamo vissuto. Queste informazioni possono essere utilizzate automaticamente dal cervello quando interpreta ciò che accade e decide quali risposte produrre.

Nel Modello che ho elaborato, insegno a comprendere quali processi, procedure e sequenze utilizza il cervello e come questi possano portare alla produzione di emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti che, quando diventano troppo intensi, frequenti o persistenti, possono farci soffrire.

Conoscere questi meccanismi permette innanzitutto di imparare a riconoscere ciò che il cervello sta facendo automaticamente e di acquisire strumenti per utilizzare consapevolmente quegli stessi processi, decidendo se confermare o modificare ciò che il cervello ci propone.

Ma non sempre comprendere razionalmente ciò che accade è sufficiente.

Per questo una seconda parte del percorso riguarda il ruolo delle memorie e degli apprendimenti che continuano ad alimentare determinati automatismi e la possibilità di sperimentare, attraverso specifiche esercitazioni formative, modalità differenti di risposta.

Il cervello propone. Noi possiamo imparare a gestire i suoi automatismi.

L’obiettivo del percorso è proprio questo: conoscere meglio il funzionamento del cervello per essere meno governati dai suoi automatismi e acquisire strumenti che possano aiutarci a soffrire meno nella vita quotidiana.

In altre parole, possiamo imparare a ridurre l’intensità e la frequenza con cui il cervello produce sensazioni spiacevoli, emozioni destabilizzanti, pensieri e altri automatismi che possono farci soffrire, con effetti importanti sulla qualità della nostra vita.

La conoscenza del cervello continua a evolversi. Lo studio dei circuiti neuronali, delle memorie e dei processi attraverso cui il cervello elabora ciò che accade ci permette di costruire modelli sempre più articolati del suo funzionamento e di comprendere meglio come nascono alcune delle risposte automatiche che influenzano il nostro modo di sentire, pensare e comportarci.

Ansie, paure, tristezza e insicurezze non sono necessariamente qualcosa che dobbiamo limitarci a subire. Comprendendo i processi che le generano, imparando a gestire gli automatismi nel momento in cui si attivano e lavorando sugli apprendimenti e sulle informazioni presenti nelle memorie che continuano ad alimentarli, possiamo favorire risposte differenti e ridurre la sofferenza che producono nella vita quotidiana.

Dopo oltre venticinque anni di studio sul ruolo delle memorie e sui processi attraverso cui il cervello costruisce le proprie risposte, oggi condivido queste conoscenze con counselor, medici, psicologi  e con tutte le persone interessate a comprendere meglio il proprio funzionamento.

Insegno a riconoscere i meccanismi, i processi e le sequenze che possono portare alla produzione automatica di emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti.

Conoscere questi meccanismi permette di riconoscere più facilmente gli automatismi che entrano in funzione nella vita quotidiana, imparare a gestirli in modo più consapevole e comprendere il ruolo che memorie, associazioni e apprendimenti possono avere nel mantenerli attivi.

Paure, insicurezze, tristezza, rabbia, sensi di colpa, pensieri ricorrenti e altri stati che possono farci soffrire non devono necessariamente essere vissuti come qualcosa che possiamo soltanto subire. Comprendere come vengono prodotti dal cervello può aiutarci ad acquisire strumenti per rapportarci ad essi diversamente e ridurne l’impatto sulla nostra vita quotidiana.

Il cervello è come una rete di sentieri: di fronte a ciò che accade, tende a percorrere automaticamente strade già costruite attraverso le esperienze e le informazioni presenti nelle nostre memorie. Alcuni di questi percorsi possono portarci a produrre sensazioni, emozioni, pensieri o comportamenti che ci fanno stare bene; altri, invece, possono generare disagio o sofferenza.

Conoscere i processi e le sequenze che il cervello utilizza significa imparare a riconoscere questi automatismi, comprenderne la logica e acquisire strumenti per non essere costretti a percorrere sempre le stesse strade. Possiamo imparare a gestire diversamente ciò che il cervello ci propone e, attraverso nuovi apprendimenti ed esperienze, favorire la costruzione di risposte differenti.

È proprio questa conoscenza che può aiutarci a ridurre l’intensità e la frequenza degli automatismi che ci fanno soffrire nella vita quotidiana.

Attività di ricerca

Terminata l’attività universitaria, ho deciso di proseguire autonomamente il percorso di studio e di ricerca iniziato negli anni precedenti, spinto da un interesse sempre crescente per i meccanismi che regolano il funzionamento del cervello.

Da allora ho continuato ad approfondire le dinamiche neuronali, il ruolo delle memorie e i processi attraverso cui il cervello costruisce le proprie risposte, con particolare interesse per quelli che possono contribuire alla produzione di emozioni, pensieri e comportamenti.

Durante questi anni ho avuto la grandissima fortuna di incontrare illustri medici, scienziati, uomini e donne eccezionali, veri Maestri di vita, che mi hanno permesso di approfondire sempre di più le materie di cui mi occupo da oltre 25 anni: le Neuroscienze e l’Etologia Umana.

Ho rivolto particolare interesse ai sistemi neuronali e neurochimici coinvolti nella regolazione delle emozioni, delle motivazioni e del comportamento, approfondendo il ruolo di dopamina, serotonina e ossitocina e, successivamente, quello delle memorie e dei processi attraverso cui il cervello costruisce le proprie risposte.

Grazie alle esperienze e alle sperimentazioni condotte nel corso degli anni, alle quali mi sono sottoposto anche personalmente, ho elaborato un Modello sul funzionamento di alcuni circuiti neuronali e sul ruolo delle memorie che possono attivare il sistema di evitamento del pericolo.

Questi automatismi possono influenzare il nostro modo di interpretare ciò che accade, orientare alcune scelte e contribuire alla produzione di pensieri, emozioni e comportamenti che talvolta risultano difficili da comprendere persino per chi li vive. Gli automatismi possono inoltre favorire la comparsa di pensieri intrusivi o autosabotanti che, quando diventano frequenti o persistenti, possono contribuire alla sofferenza nella vita quotidiana.

Il percorso che propongo ha finalità formative e si pone obiettivi diversi rispetto al lavoro dello psicologo e dello psicoterapeuta. Attraverso il percorso insegno a riconoscere alcuni dei passaggi, dei processi e delle sequenze che il cervello utilizza prima di produrre determinate emozioni, pensieri o comportamenti, così da poterli comprendere e gestire con maggiore consapevolezza, evitando quando possibile di seguire automaticamente ciò che il cervello propone.

L’obiettivo è acquisire conoscenze e strumenti che possano contribuire a ridurre la frequenza e l’intensità di quegli automatismi che, nella vita quotidiana, possono diventare fonte di disagio e sofferenza.

Fin dall’inizio il mio obiettivo è stato quello di divulgare ciò che ho elaborato attraverso anni di studio, osservazione ed esperienza, sviluppando e condividendo le mie personali ipotesi sul funzionamento del cervello, dalle quali ha avuto origine la Teoria dell’Autosabotaggio Inconscio e, attraverso le successive elaborazioni, il Modello che propongo oggi.

(Tancredi Militano)

Attività professionale

Il mio lavoro consiste nella divulgazione delle ipotesi e del Modello sul funzionamento del cervello che ho elaborato nel corso di anni di studio, ricerca e attività sul campo, attraverso percorsi formativi rivolti sia a professionisti sia a persone interessate a comprendere meglio il proprio funzionamento.

Insegno a riconoscere i processi, le sequenze e gli automatismi che il cervello può utilizzare prima di produrre emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti, così da comprenderne la logica e imparare a gestire con maggiore consapevolezza ciò che il cervello propone.

L’obiettivo è acquisire conoscenze e strumenti che possano contribuire a ridurre l’intensità e la frequenza di quegli automatismi che, nella vita quotidiana, possono diventare fonte di disagio e sofferenza.

Attraverso il Modello che ho elaborato e che insegno nei percorsi formativi individuali e di gruppo, propongo una chiave di lettura personale, per alcuni aspetti diversa dalle interpretazioni più tradizionali, a volte controintuitiva, dei processi attraverso cui il cervello può generare emozioni destabilizzanti, pensieri intrusivi, sensazioni spiacevoli e comportamenti che possono portarci verso scelte poco utili o controproducenti.

Il Modello nasce dall’integrazione tra conoscenze neuroscientifiche, anni di studio e osservazione e mie personali ipotesi sul ruolo delle memorie, degli apprendimenti e degli automatismi nel funzionamento del cervello. L’obiettivo è comprendere meglio come possano originarsi alcune delle esperienze che ci fanno soffrire e acquisire strumenti per gestirle con maggiore consapevolezza.

Insicurezze, dubbi, preoccupazioni, indecisioni, pensieri ricorrenti e difficoltà relazionali, così come gioia, serenità, allegria e amore, non nascono dal nulla. Sono il risultato di complessi processi attraverso cui il cervello interpreta ciò che accade e costruisce le proprie risposte.

Alla base di tutte queste esperienze c’è naturalmente l’attività dei nostri sistemi e circuiti neuronali, ma per comprenderle è importante conoscere anche le informazioni, le memorie e i processi che ne guidano il funzionamento.

Comprendere questi meccanismi significa imparare a riconoscere gli automatismi che possono influenzare emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti e acquisire strumenti per gestirli con maggiore consapevolezza.

In base ai miei studi e alle mie osservazioni, per imparare a gestire emozioni, pensieri, sensazioni e comportamenti che il cervello ci propone automaticamente e che possono diventare fonte di sofferenza, sono necessarie due operazioni complementari:

1. comprendere i processi, le procedure e le sequenze che il cervello utilizza per produrre queste risposte e imparare a utilizzarli consapevolmente, così da non essere governati dagli automatismi emotivi, cognitivi e comportamentali;

2. individuare, attraverso simulazioni ed esercitazioni specifiche, tra cui i giochi di ruolo, quali esperienze e modalità di risposta possono fornire al cervello informazioni differenti e contribuire a modificare le associazioni e le istruzioni presenti nelle memorie che continuano ad alimentare determinati automatismi.

Secondo la Teoria dell’Autosabotaggio Inconscio, alcune di queste memorie possono orientare il comportamento verso particolari “dimostrazioni”, riconducibili prevalentemente a due direzioni: sottomissione/sofferenza, attraverso modalità come indebolimento, accondiscendenza, disponibilità e dipendenza affettiva; oppure dominanza, attraverso controllo, perfezionismo, ipervigilanza e nervosismo.

Desidero che il mio lavoro di divulgazione e formazione non venga confuso con una terapia medica, una psicoterapia o un intervento di natura psicologica. Il mio lavoro consiste nell’insegnamento del modello sul funzionamento del cervello che ho elaborato nel corso degli anni e delle ipotesi teoriche che ne sono alla base.

Alcune di queste ipotesi propongono una chiave di lettura personale, per certi aspetti diversa dalle interpretazioni più tradizionali, in particolare rispetto alla genesi di alcune emozioni, al ruolo attribuito alle memorie costruite nei primi anni di vita e alla possibilità di utilizzare esercitazioni, simulazioni e giochi di ruolo per favorire nuovi apprendimenti e modificare alcuni automatismi.

Secondo il modello che propongo, alcune informazioni e associazioni presenti nelle memorie possono continuare a orientare automaticamente il comportamento verso modalità di risposta che, pur avendo una loro logica all’interno di quegli apprendimenti, nel presente possono contribuire alla sofferenza della persona.

Ritengo che conoscere meglio il funzionamento del cervello, i processi che precedono determinate risposte e il ruolo delle memorie possa permetterci di riconoscere più facilmente ciò che avviene automaticamente e di imparare a gestirlo con maggiore consapevolezza. L’obiettivo è ridurre, quando possibile, l’intensità e la frequenza di emozioni, pensieri, sensazioni e comportamenti che possono diventare destabilizzanti nella vita quotidiana.

La scienza è in continua evoluzione e le conoscenze sul funzionamento del cervello continuano ad arricchirsi. Comprendere sempre meglio i meccanismi attraverso cui vengono prodotti emozioni, pensieri, sensazioni e comportamenti può offrirci strumenti nuovi per affrontare ciò che accade nella nostra quotidianità e migliorare la qualità della nostra vita.

In base ai miei studi, alle mie osservazioni e al modello che ho elaborato, ritengo che conoscere i processi e le sequenze che precedono la produzione di emozioni destabilizzanti, pensieri ricorrenti e comportamenti automatici possa aiutarci a ridurne significativamente l’intensità e la frequenza e, di conseguenza, anche la sofferenza che possono generare.

“NON CADE FOGLIA CHE IL CERVELLO NON VOGLIA”

Nel nostro organismo nulla accade senza che vi siano processi e condizioni che contribuiscano a determinarlo. Anche ciò che proviamo, pensiamo o facciamo è il risultato di una sequenza di eventi che il cervello costruisce utilizzando circuiti neuronali, informazioni, apprendimenti e memorie.

Quando qualcosa ci fa soffrire, limitarsi a osservare ciò che compare alla fine della sequenza può non essere sufficiente: diventa importante cercare di comprendere quali processi lo hanno prodotto e quali informazioni il cervello ha utilizzato.

CONOSCERE ciò che accade a monte è il primo passo per poter agire in modo più consapevole su ciò che accade a valle.

(Tancredi Militano)

Il mio lavoro di divulgazione e insegnamento

Le Neuroscienze ci mostrano come emozioni, pensieri e comportamenti siano il risultato dell’attività coordinata di numerosi sistemi e circuiti neuronali, che utilizzano anche informazioni, associazioni e apprendimenti presenti nelle nostre memorie.

Il mio lavoro di divulgazione e insegnamento consiste nel rendere comprensibili questi meccanismi e nell’insegnare, attraverso specifici percorsi formativi, a riconoscere i processi, le sequenze e gli automatismi che possono precedere la produzione di emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti.

Conoscere questi passaggi permette di comprendere meglio ciò che il cervello sta facendo automaticamente e di acquisire strumenti per gestire con maggiore consapevolezza ciò che ci propone, anziché limitarci a seguirlo ogni volta nello stesso modo.

Una parte importante del percorso riguarda inoltre il ruolo delle memorie, delle associazioni e degli apprendimenti che possono continuare ad alimentare alcuni automatismi. Attraverso esercitazioni, simulazioni e giochi di ruolo è possibile sperimentare modalità differenti di risposta e favorire nuovi apprendimenti.

L’obiettivo è imparare a riconoscere ciò che accade prima che determinate sequenze automatiche si completino, così da poter intervenire consapevolmente sui processi che possono contribuire alla produzione di emozioni, pensieri o comportamenti che diventano fonte di disagio e sofferenza nella vita quotidiana.

Nota importante
Quello che propongo è un percorso formativo nell’ambito della Biologia e delle Neuroscienze. Durante gli incontri insegno conoscenze neuroscientifiche e il modello sul funzionamento del cervello che ho elaborato nel corso dei miei studi, distinguendo le conoscenze consolidate dalle mie personali ipotesi teoriche.

Il percorso non comprende diagnosi, cura, sostegno psicologico, trattamento di disturbi psicologici o psicopatologici né psicoterapia. Chi ritiene o sospetta di essere affetto da una patologia, oppure necessita di una diagnosi o di un trattamento sanitario o psicologico, deve rivolgersi al professionista competente.

Comprendere come funzionano i nostri automatismi significa avere maggiori possibilità di non esserne governati e di affrontare con maggiore consapevolezza ciò che il cervello ci propone.

Nel mio lavoro di biologo e divulgatore insegno nozioni e concetti di Biologia, con particolare riferimento alle Neuroscienze, all’Etologia Umana e al funzionamento del cervello e dei suoi circuiti neuronali.

In particolare, insegno a riconoscere i processi, le procedure e le sequenze che il cervello utilizza automaticamente PRIMA di produrre determinate emozioni, sensazioni, pensieri e comportamenti, così da comprenderne il funzionamento e imparare a utilizzare con maggiore consapevolezza quegli stessi strumenti che il cervello tende normalmente a utilizzare in automatico.

Questa conoscenza può permetterci di intervenire prima che determinate sequenze automatiche si completino e di favorire risposte differenti. Imparare che cosa accade durante il processo di genesi delle emozioni e come agire consapevolmente sui passaggi che lo precedono può aiutarci a ridurre l’intensità e la frequenza di emozioni e sensazioni destabilizzanti e, di conseguenza, la sofferenza che possono generare.

Conoscere questi meccanismi può aiutarci ad acquisire maggiore autonomia e consapevolezza nella gestione di ciò che il cervello ci propone. Le emozioni destabilizzanti, infatti, non compaiono dal nulla, ma sono il risultato di una serie di processi e passaggi che le precedono.

Imparare a riconoscere questi passaggi e, quando possibile, a intervenire su di essi prima che la sequenza automatica si completi può contribuire a ridurre l’intensità e la frequenza delle emozioni e delle sensazioni che ci fanno soffrire.

Il principio è semplice: anziché occuparci soltanto di ciò che il cervello ha già prodotto, possiamo imparare a comprendere ciò che accade a monte e a gestire con maggiore consapevolezza i processi che precedono la risposta.

Non aver paura di essere considerato strano, diverso, controcorrente ovvero un’eccezione… se nella vita vuoi davvero realizzare qualcosa di eccezionale! (Tancredi Militano)